Avvocato Societario

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Cosa fa un avvocato societario

Un avvocato societario è il professionista che assiste imprenditori, soci e organi sociali in tutto ciò che riguarda la vita di una società: la sua nascita, il suo governo, le operazioni che ne modificano l'assetto e le controversie che la riguardano. Non è un generalista che "si occupa anche di aziende": è uno specialista del Libro V del Codice Civile e delle norme che vi si collegano, dal Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza alla responsabilità amministrativa degli enti.

In concreto, un avvocato esperto di diritto societario lavora su sei fronti.

  • Scelta della forma giuridica: quale veste dare all'impresa (S.r.l., S.r.l.s., S.p.A., società di persone) valutando responsabilità dei soci, governance e carico fiscale (artt. 2247 e ss. Codice Civile).
  • Costituzione e regole tra soci: atto costitutivo, statuto, patti parasociali, clausole di prelazione e gradimento, accordi di investimento, regole di uscita (artt. 2341-bis, 2355-bis, 2469 Codice Civile).
  • Governance societaria: poteri e deleghe degli amministratori, funzionamento di assemblea e consiglio, organo di controllo, responsabilità degli amministratori verso società, soci e creditori (artt. 2380-bis, 2409 e 2476 Codice Civile).
  • Operazioni straordinarie: fusioni, scissioni, trasformazioni, conferimenti, cessioni di quote e di rami d'azienda, acquisizioni (artt. 2498-2506-quater Codice Civile), con la relativa due diligence legale.
  • Contenzioso societario: impugnazione di delibere assembleari, azione di responsabilità, recesso ed esclusione del socio, denuncia di gravi irregolarità al tribunale (art. 2409 Codice Civile), arbitrato statutario.
  • Crisi e risanamento: adeguati assetti, composizione negoziata, strumenti di regolazione della crisi e liquidazione giudiziale secondo il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (D.Lgs. 14/2019).

Esempi concreti di intervento

Una startup che nasce ha bisogno di costituire correttamente la S.r.l., ripartire le quote tra i fondatori e firmare un patto parasociale che disciplini vesting, exit e stallo decisionale. Un'azienda consolidata ha bisogno di assistenza in un'acquisizione, dove il valore si crea o si distrugge nelle dichiarazioni e garanzie del contratto. Una società con due soci al 50% che non si parlano più ha bisogno di qualcuno che sappia sbloccare l'impasse senza fermare l'attività. Un'impresa che ha perso marginalità per due esercizi di fila ha bisogno di sapere, prima che sia tardi, quali strumenti il Codice della crisi mette a disposizione e quali responsabilità scattano se non li usa.

Consulenza societaria continuativa o incarico puntuale

Chi cerca consulenza in diritto societario ha di solito una di due esigenze molto diverse, e vale la pena distinguerle prima di contattare un professionista.

La consulenza puntuale serve quando c'è un'operazione o un problema definito: costituire la società, redigere un patto parasociale, chiudere una cessione di quote, impugnare una delibera. Ha un perimetro e, di norma, un preventivo a forfait.

La consulenza continuativa (quella che molti imprenditori chiamano "consulente societario") è invece un rapporto stabile: l'avvocato segue le assemblee, verbalizza le decisioni del consiglio, tiene in ordine i libri sociali, controlla che le deleghe siano coerenti con lo statuto, interviene prima che una scelta diventi un contenzioso. Si regola normalmente a canone annuale o a pacchetto di ore, e per una PMI è quasi sempre più economica della somma delle emergenze che previene.

Una terza esigenza, spesso confusa con le prime due, è quella del contenzioso: qui non serve chi redige, serve chi difende in giudizio. Non tutti gli studi fanno bene entrambe le cose, e conviene chiederlo esplicitamente.

Avvocato societario, commercialista e notaio: chi fa cosa

È la confusione più comune, e costa tempo a chi la subisce. I tre ruoli non sono alternativi: nella maggior parte delle operazioni societarie lavorano insieme.

  • Il notaio è indispensabile per gli atti che la legge vuole in forma pubblica o autenticata: atto costitutivo di società di capitali, modifiche statutarie, fusioni, scissioni, trasformazioni e, in via ordinaria, la cessione di quote di S.r.l. (art. 2470, comma 2, Codice Civile). Il notaio verifica la legalità dell'atto e ne cura l'iscrizione nel Registro delle Imprese. L'autentica è atto riservato al notaio: nessun altro professionista autentica una firma.
  • Per la sola cessione di quote di S.r.l. esiste una via alternativa, prevista dall'art. 36, comma 1-bis, D.L. 112/2008: le parti sottoscrivono l'atto con firma digitale e un intermediario abilitato ai sensi dell'art. 31, comma 2-quater, L. 340/2000 (un iscritto all'albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili) lo deposita nel Registro delle Imprese entro trenta giorni. Attenzione a come funziona davvero: questa via sostituisce la scrittura privata autenticata, non sposta l'autentica sul commercialista, il cui ruolo è la redazione e il deposito telematico. Resta esclusa quando la cessione è contestuale a una modifica statutaria, perché il verbale assembleare richiede comunque il notaio, e il professionista non svolge il controllo di legalità tipico della funzione notarile.
  • Il commercialista presidia bilancio, fiscalità, contabilità, adempimenti dichiarativi e, molto spesso, la valutazione economica dell'operazione.
  • L'avvocato societario presidia le regole del rapporto: cosa dice lo statuto, cosa dice il patto tra soci, chi risponde di cosa, cosa succede se qualcuno non rispetta gli accordi, e come si difende la società o il socio se la cosa finisce davanti a un giudice.

Detto in breve: il notaio dà forma all'atto, il commercialista ne misura gli effetti economici e fiscali, l'avvocato scrive e difende le regole. Per un'operazione di una certa dimensione servono tutti e tre, ed è un buon segno se il professionista che contatti lo dice subito invece di promettere di fare tutto.

Quando hai bisogno di un avvocato societario

Riconoscere il momento giusto è la differenza tra una consulenza da qualche centinaio di euro e un contenzioso da decine di migliaia. Questi sono i momenti in cui rivolgersi a uno specialista non è prudenza eccessiva.

  • Costituzione di una nuova società: scelta della forma giuridica, redazione di atto costitutivo e statuto, regole di governance dal primo giorno.
  • Ingresso di un nuovo socio o di un investitore: aumento di capitale, patti parasociali, clausole di tutela delle minoranze e di uscita.
  • Conflitti tra soci: stallo in assemblea, bilancio non approvato, divergenze gestionali, versamenti promessi e non eseguiti.
  • Operazioni straordinarie: fusione, scissione, trasformazione, conferimento d'azienda.
  • Acquisto o cessione di azienda o di partecipazioni: due diligence legale, struttura dell'operazione, dichiarazioni e garanzie, gestione del passivo potenziale.
  • Nomina dell'organo di controllo: una S.r.l. deve dotarsi di sindaco o revisore quando è tenuta al bilancio consolidato, controlla una società soggetta a revisione legale, oppure ha superato per due esercizi consecutivi uno dei limiti dell'art. 2477 Codice Civile: 4 milioni di euro di attivo, 4 milioni di ricavi, 20 dipendenti in media. L'assemblea che approva il bilancio da cui emerge il superamento deve provvedere entro trenta giorni.
  • Segnali di crisi: tensione di liquidità, debiti fiscali o contributivi arretrati, perdite reiterate.
  • Responsabilità degli amministratori: contestazioni da parte di soci, creditori o del nuovo organo amministrativo.
  • Passaggio generazionale: trasferimento dell'azienda di famiglia, patti di famiglia, holding.

Quale tribunale decide le controversie societarie

Questa è una delle prime cose da chiarire, perché incide su tempi, costi e scelta del professionista. Le cause societarie non vanno tutte al tribunale "sotto casa".

Le sezioni specializzate in materia di impresa (il cosiddetto Tribunale delle Imprese, istituito dal D.Lgs. 168/2003 e riformato dal D.L. 1/2012) non esistono presso ogni tribunale, ma solo dove la legge le istituisce. L'art. 1 del D.Lgs. 168/2003 fissa un elenco: le dodici sedi nominate dal comma 1, cioè Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trieste e Venezia, più i tribunali e le corti d'appello che hanno sede nel capoluogo di ogni altra regione, più Brescia, più la sezione distaccata di Bolzano (per la Valle d'Aosta è competente Torino).

Essere sede di corte d'appello non basta. Salerno, Lecce, Messina, Reggio Calabria, Caltanissetta e Sassari sono sedi di corte d'appello e non hanno una sezione specializzata in materia di impresa: chi ha sede in quei circondari non trova un Tribunale delle Imprese in città. La competenza territoriale la fissa l'art. 4: di regola la causa va alla sezione specializzata del capoluogo della regione in cui si trova l'ufficio giudiziario altrimenti competente, mentre alle due sezioni che non sono capoluogo di regione, Brescia e Catania, sono assegnate le controversie degli uffici giudiziari compresi nei rispettivi distretti di corte d'appello.

A queste sezioni spettano, tra l'altro, le cause sui rapporti societari: accertamento, modificazione ed estinzione del rapporto sociale, impugnazione di delibere, azioni di responsabilità contro amministratori, sindaci, liquidatori, direttori generali e revisori.

Due limiti contano molto nella pratica. Il primo: l'art. 3, comma 2, D.Lgs. 168/2003 riserva questa competenza alle società di capitali e cooperative: S.p.A., S.a.p.A., S.r.l., società cooperative. Le controversie interne a una società di persone (s.n.c., s.a.s., società semplice) restano al tribunale ordinario, salvo che la società di persone eserciti o sia soggetta a direzione e coordinamento rispetto a società di capitali: principio ribadito dalla Cassazione (ord. n. 12602 del 12 maggio 2025). Il secondo: per i processi di competenza delle sezioni specializzate il contributo unificato è raddoppiato (art. 13, comma 1-ter, D.P.R. 115/2002), e l'aumento si cumula con quelli previsti per appello e Cassazione.

Per le procedure di crisi la regola è diversa ancora: l'art. 27 del Codice della crisi riserva al tribunale sede della sezione specializzata soltanto i procedimenti relativi a imprese assoggettabili ad amministrazione straordinaria e a gruppi di rilevante dimensione; tutto il resto resta al tribunale del circondario in cui l'impresa ha il centro degli interessi principali.

Crisi d'impresa: cosa è cambiato con il Codice della crisi

Dal 15 luglio 2022 il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (D.Lgs. 14/2019) ha sostituito la legge fallimentare. Non è solo un cambio di nomi (il "fallimento" si chiama liquidazione giudiziale), ma un cambio di impostazione: la crisi va intercettata prima, e intercettarla è un dovere dell'organo amministrativo.

  • Adeguati assetti (art. 2086, comma 2, Codice Civile): l'imprenditore che opera in forma societaria o collettiva deve istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato anche a rilevare tempestivamente la crisi e la perdita di continuità aziendale, e attivarsi senza indugio. Non averlo fatto è, oggi, una delle principali fonti di responsabilità degli amministratori.
  • Composizione negoziata (artt. 12 e ss. CCII): un percorso riservato e volontario, su piattaforma telematica nazionale, con un esperto indipendente che affianca l'impresa nelle trattative con i creditori. L'impresa resta in gestione e può chiedere misure protettive.
  • Segnalazioni dei creditori pubblici qualificati (art. 25-novies CCII): Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL e Agenzia delle Entrate-Riscossione segnalano all'impresa il superamento di determinate soglie di debito. Una segnalazione ricevuta e ignorata è un elemento difficile da spiegare in un'eventuale azione di responsabilità.
  • Strumenti di regolazione: accordi di ristrutturazione, piano di ristrutturazione soggetto a omologazione, concordato preventivo in continuità o liquidatorio.

Per approfondire il versante della responsabilità personale di chi amministra, si può leggere la nostra guida su quando sono responsabili gli amministratori della S.r.l.; per gli strumenti di gestione del debito, le pagine dedicate all'avvocato fallimentarista e al sovraindebitamento.

Quanto costa un avvocato societario in Italia

Non esiste una tariffa nazionale obbligatoria: i parametri forensi (D.M. 55/2014 e successivi aggiornamenti) fissano valori di riferimento usati soprattutto dal giudice per liquidare le spese, mentre tra cliente e avvocato il compenso è concordato e deve essere comunicato per iscritto in un preventivo, come impone la legge professionale. Questi sono gli ordini di grandezza che si incontrano nella pratica.

  • Consulenza a tempo: €150-400 all'ora, in funzione di esperienza e complessità.
  • Costituzione di società: €500-2.000 di onorari per una S.r.l. standard, €2.000-5.000 per strutture articolate o S.p.A., oltre a imposte, diritti camerali e onorario notarile.
  • Patti parasociali e accordi tra soci: €1.500-6.000 a seconda del numero di parti e delle tutele richieste.
  • Operazioni straordinarie e M&A: da €3.000 per una cessione di quote semplice fino a cifre molto superiori per operazioni con due diligence estesa; spesso a scaglioni o a percentuale sul valore.
  • Contenzioso societario: €3.000-20.000 per grado, in funzione del valore della causa. Va aggiunto il contributo unificato, che davanti alle sezioni specializzate è raddoppiato.
  • Assistenza continuativa: €1.000-6.000 all'anno per una PMI, a canone o a pacchetto di ore.

Cosa fa variare il prezzo

Pesano l'esperienza dello studio, la complessità e il valore dell'operazione, l'urgenza, la sede (Milano e Roma hanno mediamente tariffe più alte) e soprattutto il tipo di incarico: una consulenza preventiva costa una frazione del contenzioso che evita. Chiedere un preventivo scritto con il metodo di calcolo (orario, forfait, scaglioni) non è scortese: è il modo normale di iniziare il rapporto.

Patrocinio a spese dello Stato

Chi ha un reddito imponibile IRPEF annuo non superiore a €13.659,64 può chiedere l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato ai sensi dell'art. 76 D.P.R. 115/2002: la soglia è quella fissata dal D.M. 22 aprile 2025. Il parametro è il reddito imponibile risultante dall'ultima dichiarazione, dichiarato con l'autocertificazione prevista dall'art. 79 D.P.R. 115/2002, e non l'ISEE.

Il reddito da confrontare con la soglia non è però solo il proprio. L'art. 76, comma 2, stabilisce che se l'interessato convive con il coniuge o con altri familiari il reddito è costituito dalla somma dei redditi di tutti i componenti del nucleo convivente, compreso il richiedente. Nel civile la soglia resta ferma a €13.659,64: l'aumento di €1.032,91 per ogni familiare convivente è previsto dall'art. 92 solo per il processo penale, e la Corte costituzionale ha dichiarato infondata la questione sollevata su questa differenza (sent. n. 237/2015). Si torna al solo reddito personale nei due casi dell'art. 76, comma 4: quando oggetto della causa sono diritti della personalità, e quando gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti del nucleo familiare conviventi. Chi ha un reddito personale sotto soglia ma un reddito familiare sopra soglia, fuori da quei due casi, non è ammissibile: è l'errore più comune su questo istituto.

L'istanza si presenta al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati competente, e l'ammissione va verificata caso per caso rispetto alla natura della controversia.

Come scegliere l'avvocato societario giusto

Criteri di selezione

  • Specializzazione verificabile: chiedi quante operazioni o cause simili alla tua ha trattato negli ultimi tre anni, non da quanti anni esercita.
  • Iscrizione all'Ordine: controllabile in pochi minuti sull'albo del Consiglio dell'Ordine competente.
  • Corrispondenza con la tua esigenza reale: uno studio forte in M&A non è automaticamente forte in contenzioso societario, e viceversa.
  • Capacità di lavorare in squadra: con il tuo commercialista e con il notaio. Chi vuole fare tutto da solo è un rischio.
  • Preventivo scritto e trasparente: importo stimato, metodo di calcolo, cosa è escluso.
  • Chiarezza espositiva: se non capisci la spiegazione del rischio, non potrai decidere.

Cosa chiedere nel primo colloquio

  • Quanti casi simili al mio hai gestito negli ultimi tre anni?
  • Qual è il costo stimato complessivo e come viene calcolato?
  • Quali sono i tempi realistici, e quali le alternative al giudizio?
  • Seguirai personalmente il fascicolo o lo affiderai a un collaboratore?
  • Quali rischi vedi nella mia posizione, incluso quello di perdere?
  • Con quale frequenza riceverò aggiornamenti?

Segnali a cui fare attenzione

  • Promesse di risultato garantito: nessun esito giudiziale è certo.
  • Rifiuto di mettere per iscritto una stima dei costi.
  • Risposte generiche a domande specifiche sulla tua operazione.
  • Nessuna domanda sul tuo statuto e sui patti esistenti prima di dare un parere.

Come funziona la consulenza con AvvocatoFlash

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Il servizio è gratuito per chi cerca l'avvocato, i professionisti sono iscritti all'Ordine e verificati, e i preventivi sono scritti e confrontabili.

Un'ultima cosa. In diritto societario la consulenza preventiva è quasi sempre l'investimento con il miglior rapporto costo-beneficio: una clausola scritta bene in uno statuto costa qualche centinaio di euro, la causa che quella clausola evita ne costa migliaia e dura anni.

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D.Lgs. 14/2019 — Codice della Crisi d'Impresa

Riforma della Crisi d'Impresa: Nuovi Obblighi per Amministratori e Soci

Dal 15 luglio 2022 è in vigore il Codice della Crisi d'Impresa (CCI). Gli amministratori di SRL e SPA sono ora obbligati ad adottare assetti organizzativi adeguati per rilevare precocemente la crisi. L'omessa adozione espone a responsabilità personale verso i creditori. Il nuovo concordato semplificato e la composizione negoziata della crisi offrono strumenti extragiudiziali prima del fallimento.

Forme Societarie: Caratteristiche Principali

FormaCap. minimoResponsabilità sociGovernance
SRL€1 (SRL ordinaria: €10.000)Limitata al conferimentoAmm. unico o CdA
SRL semplificata€1 – €9.999LimitataSolo persone fisiche < 35 anni
SPA€50.000LimitataCdA obbligatorio + collegio sindacale
SNCNessunoIllimitata e solidaleTutti i soci
SASNessunoAccomandatari illimitata; accomandanti limitataSolo accomandatari

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Domande Frequenti

Cosa fa un avvocato societario?

Un avvocato societario assiste imprenditori, soci e amministratori in tutto ciò che riguarda la vita della società: scelta della forma giuridica, atto costitutivo e statuto, patti parasociali, assemblee e deleghe, operazioni straordinarie (fusioni, scissioni, trasformazioni, cessioni di quote e d'azienda), responsabilità degli amministratori, contenzioso tra soci e gestione della crisi d'impresa secondo il Codice della crisi (D.Lgs. 14/2019). Non si occupa invece di bilancio e fiscalità, che sono competenza del commercialista, né degli atti in forma pubblica, che richiedono il notaio.

Quando è necessario un avvocato societario?

Nei momenti in cui cambia l'assetto o le regole della società: costituzione di una nuova società, ingresso di un socio o di un investitore, aumento di capitale, fusione o acquisizione, cessione di quote o di azienda, conflitto tra soci o impugnazione di una delibera, azione di responsabilità verso un amministratore, nomina obbligatoria dell'organo di controllo ex art. 2477 Codice Civile e comparsa dei primi segnali di crisi. La regola pratica è semplice: serve prima della firma, non dopo il problema.

Che differenza c'è tra avvocato societario, commercialista e notaio?

I tre ruoli sono complementari, non alternativi. Il notaio redige e iscrive gli atti che la legge vuole in forma pubblica: costituzione di società di capitali, modifiche statutarie, fusioni, scissioni, trasformazioni. Il commercialista presidia bilancio, fiscalità e adempimenti dichiarativi, oltre alla valutazione economica dell'operazione. L'avvocato societario scrive e difende le regole del rapporto: statuto, patti tra soci, deleghe, responsabilità, e rappresenta la società o il socio in giudizio. In un'operazione di una certa dimensione servono tutti e tre.

Cos'è la consulenza in diritto societario e come funziona?

Può assumere due forme. La consulenza puntuale riguarda una singola operazione o un singolo problema (costituire la società, redigere un patto parasociale, chiudere una cessione di quote) e si regola normalmente a forfait. La consulenza continuativa è un rapporto stabile in cui l'avvocato segue assemblee, verbali, libri sociali, deleghe e contratti ricorrenti, intervenendo prima che una scelta diventi un contenzioso: si regola a canone annuale o a pacchetto di ore e per una PMI costa indicativamente tra €1.000 e €6.000 l'anno. Se invece la causa è già iniziata, l'esigenza è di contenzioso e va dichiarata come tale.

Qual è la differenza tra SRL e SPA?

La S.r.l. ha capitale minimo di €10.000, ma può essere costituita anche con un capitale inferiore (da €1) a condizione che i conferimenti siano in denaro e versati integralmente, con un obbligo di accantonamento a riserva; la governance è flessibile e lo statuto può essere modellato sulle esigenze dei soci. La S.p.A. richiede un capitale minimo di €50.000, ha una struttura più rigida e può emettere azioni e obbligazioni, risultando adatta a progetti con più investitori o con prospettive di raccolta sul mercato. La scelta dipende da numero di soci, fabbisogno di capitale e piani di ingresso di terzi: è una delle prime valutazioni che un avvocato societario affronta con il cliente.

Come si risolve un conflitto tra soci?

Il primo passo è leggere statuto e patti parasociali: molto spesso contengono già una clausola compromissoria che impone l'arbitrato, clausole di prelazione o meccanismi di uscita. Le vie praticabili sono la negoziazione assistita, la mediazione civile e commerciale, l'arbitrato statutario e, in mancanza, il giudizio. Gli esiti più frequenti sono l'acquisto delle quote del socio uscente, la rinegoziazione dei patti, il recesso o l'esclusione, e nei casi di gravi irregolarità la denuncia al tribunale ex art. 2409 Codice Civile. Lo scioglimento è l'ultima opzione, perché distrugge valore per tutti.

Quanto costa un avvocato societario?

Non esiste una tariffa obbligatoria: il compenso è concordato e deve essere comunicato per iscritto in un preventivo. Gli ordini di grandezza nella pratica sono: €150-400 all'ora per la consulenza a tempo; €500-2.000 di onorari per la costituzione di una S.r.l. standard, oltre a imposte, diritti camerali e notaio; €1.500-6.000 per patti parasociali e accordi tra soci; da €3.000 in su per operazioni straordinarie e M&A; €3.000-20.000 per grado nel contenzioso societario, a cui va aggiunto il contributo unificato, raddoppiato davanti alle sezioni specializzate in materia di impresa.

Quale tribunale decide le controversie societarie?

Le cause sui rapporti societari spettano alle sezioni specializzate in materia di impresa (il cosiddetto Tribunale delle Imprese, D.Lgs. 168/2003). Non esistono presso ogni tribunale: l'art. 1 le istituisce nelle dodici sedi che nomina (Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trieste e Venezia), nei tribunali e nelle corti d'appello con sede nel capoluogo di ogni altra regione, più Brescia e la sezione distaccata di Bolzano. Essere sede di corte d'appello non è il criterio: Salerno, Lecce, Messina, Reggio Calabria, Caltanissetta e Sassari lo sono e non hanno una sezione impresa. Sulla competenza territoriale l'art. 4 manda la causa alla sezione del capoluogo della regione in cui si trova l'ufficio giudiziario altrimenti competente, con l'eccezione delle due sezioni non capoluogo di regione, Brescia e Catania, cui spettano le controversie dei rispettivi distretti di corte d'appello. Attenzione a due limiti: l'art. 3, comma 2, riserva questa competenza alle società di capitali e alle cooperative, mentre le liti interne a s.n.c., s.a.s. e società semplici restano al tribunale ordinario (Cass. ord. n. 12602/2025); e il contributo unificato è raddoppiato (art. 13, comma 1-ter, D.P.R. 115/2002). Per le procedure di crisi vale invece l'art. 27 del Codice della crisi, che riserva alla sede specializzata solo le imprese assoggettabili ad amministrazione straordinaria e i gruppi di rilevante dimensione.

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