Quando lo Stato eredita i beni del defunto?
Scopri quando lo Stato eredita i beni del defunto e quali sono le condizioni previste dalla legge. Guida chiara sulla successione intestata e l’assenza di eredi.
Introduzione alla successione intestata
Definizione di successione intestata
La successione ab intestato o intestata trova fondamento nella legge. Essa si apre quando sia assente in tutto o in parte una disposizione testamentaria ovvero quando essa sia stata dichiarata nulla o sia annullabile. Tale tipologia di chiamata all’eredità può convivere con la vocazione ereditaria nella denegata e non creduta ipotesi in cui il de cuius abbia disposto solo in parte dei propri beni o anche solo legati.
Da quanto testé enunciato si ricava che nel caso specifico la devoluzione dei beni del defunto risulta fondata su due titoli differenti.
Differenze tra successione legittima e testamentaria
La primaria differenza tra la successione legittima o intestata o ab intestato e quella testamentaria risiede nel titolo dal quale esse traggono origine.
La successione legittima, infatti, rinviene titolo nella legge e consiste nella circostanza che ad attribuire i diritti successori da parte dell’ordinamento. Essa si contrappone fermamente alla successione testamentaria, la quale ha titolo, invece, nel testamento ossia nell’atto in cui vengono raccolte le ultime volontà di un soggetto e le disposizioni di questo in merito alla devoluzione dei suoi beni per il momento in cui avrà cessato di vivere.
Sembra appena il caso di precisare che la successione legittima è applicabile non solo quando non sia presente un testamento, bensì anche quando un testamento vi sia ma sia invalido.
Importanza della presenza o assenza di eredi
In materia successoria rileva, particolarmente, la presenza o assenza di eredi o successibili. Infatti, la legge prevede un ordine di subentro nell’eredità del defunto a partire dai soggetti più vicini per grado di parentela o affinità a questi fino alla situazione in cui a succedere, in assenza di eredi legittimi (come identificati dalla legge), sia in via del tutto residuale lo Stato.
Casi in cui lo Stato interviene nella successione
Situazioni di assenza di eredi legittimi
Presupposto fondamentale per l’applicazione della successione testamentaria e legittima è, quindi, che vi siano eredi legittimi o, comunque, scelti dal testatore che vengono chiamati all’eredità.
In assenza di testamento e nell’ipotesi in cui non vi siano eredi legittimi (e, quindi, coniuge, figli, discendenti, genitori, ascendenti e altri parenti entro il sesto grado) l’eredità è devoluta allo Stato.
Si tratta, come di vedrà, nel prosieguo di un’ipotesi in cui l’accettazione dell’eredità è obbligatoria per lo Stato, il quale, tuttavia, gode del privilegio di essere chiamato a rispondere dei debiti ereditari solo ed esclusivamente nei limiti del valore dei beni ricevuti.
Si tratta di condizioni peculiari applicabili al caso specifico altrettanto peculiare in cui lo Stato succede necessariamente al de cuius.
Successione senza discendenza o parentela prossima
La successione in assenza di discendenza o di parentela prossima è, pertanto, devoluta necessariamente allo Stato e, come già premesso, la devoluzione si caratterizza in virtù di talune peculiarità:
- l’eredità viene devoluta allo Stato di diritto, senza bisogno di accettazione e senza possibilità da parte dell’ente statale di rinunciarvi;
- lo Stato risponde dei debiti ereditari e degli eventuali legati solo ed esclusivamente entro i limiti dei beni ricevuti in eredità;
- l’acquisto dell’eredità da parte dello Stato avviene per effetto della legge e, quindi, ipso iure.
Presupposti e requisiti della devoluzione dell’eredità allo Stato sono quelli di seguito enucleati:
- che il de cuius sia un cittadino italiano;
- l’assenza di eredi legittimi e di legittimari.
Normativa di riferimento
Come si vedrà a breve la norma fondamentale in materia di successione ereditaria da parte dello Stato è identificata nell’articolo 565 c.p.c., che stabilisce un elenco, secondo un criterio di priorità, dei successibili e che, dopo aver enucleato tutti i parenti più prossimi annovera nell’elenco proprio anche l’ente statale.
Ancora, è opportuno precisare che per procedere occorre rivolgersi ad un professionista legale del settore o effettuare i necessari rintracci anagrafici.
Il ruolo degli eredi legittimi nella successione
Ordine di chiamata degli eredi
L’ordine di chiamata degli eredi in ambito di successione legittima è determinato ai sensi e per gli effetti dell’articolo 565 del codice civile, il quale sancisce che, in mancanza di testamento o di testamento parziale, l’eredità viene ripartita secondo un principio che si fonda sulla prevalenza tra gli eredi legittimi.
Questi ultimi sono specificatamente indicati secondo un ordine di priorità nei seguenti soggetti:
- il coniuge o convivente o parte dell’unione civile;
- i discendenti (figli, nipoti, pronipoti);
- gli ascendenti (genitori, nonni, bisnonni);
- i collaterali (fratelli, sorelle e loro discendenti);
- gli altri parenti fino al sesto grado;
- in via residuale e in totale assenza degli altri soggetti indicati ai punti precedenti, lo Stato.
Quando la mancanza di eredi comporta l’intervento dello Stato
Il sistema di successione legittima, che segue la gerarchia descritta dall’articolo 565 del codice civile, è volto a garantire che il patrimonio del defunto sia devoluto in ossequio ad un ordine prestabilito di parentela e assicuri che i beni siano distribuiti, innanzitutto, tra i familiari più stretti e solo successivamente e, in assenza di questi, i parenti di grado più lontano fino alla remota ipotesi in cui, in assenza di successibili, l’intero patrimonio ereditario sia devoluto allo Stato.
Esempi pratici di successione intestata
Si pensi all’ipotesi in cui un soggetto deceda e lasci moglie e un figlio, non sussistendo altri successibili tra quelli rientranti nell’elencazione ex art. 565 del codice civile.
Consideriamo il caso in cui la moglie rinunci all’eredità. In tal caso, a succedere per l’intero è il figlio.
Se anche il figlio decide di rinunciare all’eredità, non essendovi altri soggetti chiamati, l’intero patrimonio del de cuius è devoluto allo Stato.
Di norma, il soggetto che rinuncia all’eredità è considerato come se non fosse mai stato chiamato a succedere al defunto. In linea di massima, la rinuncia di un soggetto implicherebbe l’accrescimento delle quote riservate agli altri soggetti. In assenza di altri successibili, in via del tutto residuale, l’intero patrimonio diventerà di proprietà dello Stato.
Procedura legale per l’eredità allo Stato
Modalità di devoluzione dei beni allo Stato
La devoluzione dei beni ereditari allo Stato richiede, innanzitutto, che si proceda ad effettuare i dovuti rintracci anagrafici.
In particolare, il riferimento va alla richiesta da effettuare di un certificato di stato di famiglia storico, dal quale sia possibile evincersi che non vi sono eredi o successori legittimi o legittimari.
Di norma la richiesta deve essere indirizzata all’Ufficio Anagrafe del Comune dell’ultima residenza nota del soggetto della cui eredità trattasi e viene evasa in tempi relativamente brevi a fronte del pagamento di un corrispettivo.
Il procedimento accertativo dell’avvenuto trasferimento della proprietà in capo allo Stato si conclude con l’emissione di un atto trascrivibile, idoneo a garantire il principio di continuità delle trascrizioni nei successivi trasferimenti.
Aspetti burocratici e amministrativi
I criteri per l’acquisizione sono fissati con Decreto ministeriale n. 128/2022 e prevedono l’attuazione di un procedimento amministrativo piuttosto celere e snello.
Fulcro della disciplina consiste nella necessità di nominare un curatore che proceda a trasmettere all’Agenzia del Demanio entro sei mesi dalla nomina l’elencazione di tutti gli elementi identificativi che siano potenzialmente acquisiti dallo Stato.
Accertato che non vi siano soggetti effettivamente successibili in riferimento all’asse ereditario, il curatore procederà alla devoluzione allo Stato, consegnando una relazione definitiva al Demanio, che deve prendere possesso del patrimonio e gestirlo per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Il Demanio riceve comunicazione dal Curatore e, comunque, entro dieci anni dall’apertura della successione, chiede alla cancelleria del Tribunale territorialmente competente copia conforme del provvedimento devolutivo e procede alla trascrizione.
Tempistiche e documentazione richiesta
Come emerge dai punti precedenti, le tempistiche per il completamento della procedura legale per la devoluzione dell’eredità allo Stato richiedono non solo l’ottenimento di documentazione specifica quale il certificato storico di famiglia rilasciato dall’Ufficio Anagrafe di Stato Civile del Comune dell’ultima residenza nota – ottenibile nell’arco di pochi giorni – e della documentazione rilasciata e trasmessa dal curatore nominato ad hoc che deve trasmetterla al Demanio.
Quest’ultimo, quindi, avrà tempo dieci anni per ottenere dalla cancelleria del Tribunale territorialmente competente il rilascio di copia conforme dell’atto di devoluzione e procedere alla trascrizione.
Ne consegue che le tempistiche per completare l’iter di devoluzione dell’eredità allo Stato variano da un minimo di pochi mesi ad un massimo di poco più di dieci anni.
Implicazioni fiscali e amministrative
Conseguenze fiscali per l’eredità non rivendicata
Questioni si pongono in riferimento alle conseguenze fiscali applicabili in caso di eredità non rivendicata.
In proposito, innanzitutto, occorre considerare quanto previsto dal regolamento recante la disciplina dei criteri per l'acquisizione, anche mediante la predisposizione di un apposito sistema telematico, dei dati e delle informazioni rilevanti per individuare i beni ereditari vacanti nel territorio dello Stato, laddove prevede che per beni ereditari vacanti debbano intendersi anche le eredità devolute allo Stato per le quali non si sia provveduto alla nomina di un curatore.
Ove si sia provveduto alla nomina di un curatore, invece, quest’ultimo sarà tenuto a trasmettere all’Agenzia del Demanio entro sei mesi dalla nomina l’elencazione di tutti gli elementi identificativi dei beni che siano potenzialmente acquisiti dallo Stato, anche ai fini fiscali.
Modalità di gestione e destinazione dei beni
Da un punto di vista organizzativo la cancelleria del Tribunale territorialmente competente in cui si è aperta la successione, il notaio, l’Amministrazione comunale e l’Agenzia delle Entrate, che ne vengano a conoscenza per ragioni d’ufficio, fanno comunicazione all’Agenzia del demanio pubblico entro il termine dei trenta giorni successivi, mediante il sistema di rilevazione dei dati, tutti gli elementi identificativi della totalità dei beni devoluti in eredità allo Stato in uno con ogni ulteriore informazione che possa rivelarsi rilevante ai fini dell’identificazione di questi stessi beni.
Quanto alla destinazione dei beni ereditati dallo Stato in via successoria si ritiene che si tratti di beni che entrano a far parte del patrimonio disponibile dell’ente e, in quanto tali sono ritenuti commerciabili, alienabili, usucapibili e soggetti ad esecuzione forzata.
Ruolo degli enti preposti alla gestione delle eredità
Quanto, infine, alla gestione vera e propria dei beni ereditati dallo Stato si deve precisare come essa sia demandata all’Agenzia del demanio che ha, appunto, il compito di occuparsi della ricognizione dei beni e successivamente della relativa gestione, secondo i criteri già precisati nei paragrafi precedenti (cui si rimanda).
Casi particolari e controversie giurisprudenziali
Analisi di casi noti e sentenze
La giurisprudenza si è spesso occupata di questioni correlate all’istituto della successione da parte dello Stato in caso di morte di un soggetto che non abbia lasciato eredi legittimi o legittimari e non abbia provveduto a redigere testamento.
Con pronunce tutte concordanti a partire dalla sentenza n. 2873 del 1989 la Suprema Corte di Cassazione ha chiarito come la limitazione di responsabilità prevista ex art. 586 del codice di procedura civile e che implica che lo Stato non risponde oltre il valore dei beni ricevuti dei debiti ereditari e dei legati è circoscritta ai soli debiti gravanti sul defunto o sull’eredità, con esclusione di quelli che, al contrario, traggono origine dal comportamento processuale dello Stato, che abbia optato per la scelta di resistere in giudizio anziché riconoscere quanto dovuto ai creditori.
Ancora, sempre la giurisprudenza di legittimità ha statuito nel senso che l’acquisto dei beni da parte dello Stato in mancanza di successibili avviene a titolo derivativo. Si differenzia così dall’acquisto da parte dello Stato di beni che non siano di proprietà di alcun soggetto. Nel primo caso, infatti, la titolarità del bene in capo al de cuius è indiscussa, al contrario di quanto accade nella situazione da ultimo citata.
Implicazioni per eventuali contestazioni
Il soggetto che ritenga che la devoluzione dell’eredità allo Stato risulti essere stata effettuata in maniera erronea e, quindi, illegittima, ritenendo di avere diritto alla successione nei confronti del defunto, può agire giudizialmente, esperendo l’azione di cui all’articolo 778 del codice di procedura civile. L’azione si propone mediante reclamo notificato all’erede e a coloro i cui diritti sono contestati ed è decisa nel giudizio instaurato avanti il giudice competente per valore e territorialmente in virtù del luogo in cui è aperta la successione.
Conseguenza del reclamo può essere quella di accertare il diritto a succedere del reclamante, sì da invalidare gli effetti della devoluzione allo Stato.
Differenze tra regioni e normative locali
Ipotesi emblematica è quella relativa a quanto disposto dall’articolo 67 dello Statuto speciale del Trentino-Alto Adige (cfr. D.P.R. 31 agosto 1972 n. 670) nel quale si stabilisce che i beni immobili siti nella regione che non siano di proprietà di nessuno spettano al patrimonio della Regione e non al patrimonio dello Stato.
Si tratta dei casi di quelle che vengono definite come res nullius. Per quanto, tuttavia, attiene al settore delle successioni a causa di morte si ritiene che viga anche sul territorio regionale la stessa disciplina valida su tutto il territorio nazionale.
Strategie per evitare che lo Stato erediti i beni
In considerazione di tutto quanto argomentato nei paragrafi precedenti, sembra legittimo domandarsi come e in che termini un soggetto possa tentare di evitare che lo Stato gli succeda, ereditando il suo patrimonio nella sua totalità.
Importanza della pianificazione successoria
Ebbene, per tentare di arginare il rischio che la propria eredità venga devoluta allo Stato è necessario che il soggetto proceda ad un’attenta pianificazione successoria.
Ciò concretamente significa che dovrà, innanzitutto, inventariare tutti i beni di sua proprietà e, se lo ritiene opportuno, formulare una valutazione economica di ogni singolo bene e dell’intera massa ereditaria.
Così facendo, avrà piena consapevolezza dei beni e della portata complessiva del suo asse ereditario.
Dopodiché potrà procedere a selezionare una rosa di soggetti ai quali ritenga di poter e voler lasciare i propri beni. Chiaramente, in assenza di eredi legittimi e legittimari, le ragioni che possono sorreggere la scelta del singolo potranno essere le più disparate e del tutto insindacabili.
Testamenti e donazioni: strumenti per garantire la volontà del defunto
Gli strumenti fondamentali per tentare di garantire la volontà del defunto e, quindi, escludere in radice l’eventualità che la sua massa ereditaria venga devoluta, in assenza di successibili, allo Stato, sono fondamentalmente due:
- Il testamento, ossia l’atto che formalizza le ultime volontà del testatore mediante il quale è possibile evitare l’applicazione della successione legittima o ab intestato che porterebbe alla devoluzione allo Stato e con il quale è lo stesso testatore a scegliere a chi lasciare i propri beni.
- La donazione, istituto sorretto da un mero spirito di liberalità, mediante il quale il donante (de cuius) trasferisce a titolo meramente gratuito a soggetti prescelti uno o più beni di sua proprietà.
Consulenza legale e notarile per proteggere l’eredità
Considerata la delicatezza degli interessi coinvolti e la complessità della materia successoria, è consigliabile, in caso persistano dubbi, che il soggetto della cui eredità si tratti tenti di chiarirli richiedendo una consulenza a soggetti esperti del settore.
Tali soggetti sono identificabili nei notai e negli avvocati specializzati in materia successoria, i quali potranno fornire pareri approfonditi e motivati.
Domande frequenti sulla successione senza eredi
Risposte ai dubbi più comuni relativi alla devoluzione dei beni allo Stato
1. Cosa succede se il defunto non lascia eredi?
Se il defunto non lascia eredi, in applicazione di quanto disposto e disciplinato dall’articolo 565 del codice civile, l’intero suo patrimonio si devolve allo Stato, chiamato a succedere in via residuale. In tal caso, l’acquisto dell’eredità opera in maniera automatica e non può essere rinunciata. Peculiarità di questa particolare forma di successione in assenza di eredi: lo Stato non risponde dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni acquistati.
2. Come funziona la successione intestata in Italia?
La disciplina della successione intestata o ab intestato in Italia si applica nella denegata e non creduta ipotesi in cui manchi un testamento e l’eredità, pertanto, si debba devolvere agli eredi legittimi e ai legittimari secondo le regole fissate dalla legge, anche in punto delle quote stabilite.
3. In quali casi lo Stato eredita automaticamente i beni?
Lo Stato eredita in via automatica i beni di un qualsiasi soggetto defunto qualora quest’ultimo non disponga nulla in via testamentaria o il suo testamento sia nullo e non lasci eredi. In tal caso, la massa ereditaria si devolve allo Stato, il quale, contrariamente a tutti gli altri soggetti, non può rinunciarvi e risponde di eventuali debiti ereditari nei limiti di valore dei beni ricevuti.
4. Quali sono le implicazioni fiscali per un’eredità non rivendicata?
Se l’eredità non viene rivendicata si può configurare l’ipotesi dell’eredità vacante o dell’eredità giacente. In entrambi i casi, viene di norma nominato un curatore, che, prima che si decidano le sorti dell’asse ereditario, procede a gestire e amministrare i beni dell’eredità. Il fine è quello di evitare che il patrimonio ereditario in tale frangente resti sprovvisto di tutela giuridica e subisca pregiudizi.
5. Come proteggere l’eredità tramite testamento o donazione?
L’eredità può essere garantita, in assenza di eredi legittimi e legittimari, dalla destinazione allo Stato, mediante la previsione e redazione di un testamento – l’atto che formalizza le ultime volontà del testatore – ovvero facendo ricorso all’istituto della donazione, mediante il quale il donante trasferisce per spirito di liberalità la proprietà di uno o più beni o di parte delle sue sostanze ad un altro soggetto, il donatario.

Chiara Biscella
Dopo la laurea in giurisprudenza presso l'Università degli studi dell'Insubria e il conseguimento del diploma presso la Scuola di specializzazione per le professioni legali dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, ho intrapreso, ment ...