Famiglia e Separazione

Calcolo Assegno di Mantenimento Figli

Stima subito un range indicativo dell'assegno di mantenimento per i figli in base ai redditi dei genitori, al numero di figli e ai tempi di permanenza — secondo i criteri dell'art. 337-ter c.c. Non è una cifra vincolante: serve come primo orientamento prima di parlare con un avvocato.

I dati della famiglia

Base giuridica, in breve

L'art. 337-ter c.c., introdotto dalla riforma sull'affido condiviso (L. 54/2006) e poi coordinato con la Riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022), stabilisce che il giudice determina l'assegno di mantenimento per i figli tenendo conto di cinque criteri: le attuali esigenze del figlio, il tenore di vita goduto durante la convivenza con entrambi i genitori, i tempi di permanenza con ciascun genitore, le risorse economiche di entrambi i genitori e la valenza economica dei compiti domestici e di cura svolti da ciascuno.

Non esiste una formula matematica fissata dalla legge. La norma indica criteri di valutazione, non un algoritmo: il giudice (o le parti, in sede di accordo) li applica con ampia discrezionalità al caso concreto, e tribunali diversi possono arrivare a importi diversi per situazioni economicamente simili. Alcuni Tribunali pubblicano tabelle orientative interne per uso dei propri magistrati, ma non hanno valore di legge e non sono vincolanti per gli altri uffici giudiziari.

Questa pagina fornisce una stima automatica basata su uno schema di calcolo comunemente usato in pratica come primo orientamento (costo medio del figlio ripartito per reddito e corretto per i tempi di permanenza) — non un parere legale e non un valore che un giudice è tenuto a riconoscere.

Cosa fa cambiare l'importo

L'assegno di mantenimento non è un numero fisso: cambia a seconda di come si combinano i criteri dell'art. 337-ter c.c. Ecco come ciascuno di essi incide tipicamente sulla stima.

Criterio (art. 337-ter c.c.)Come incide sulla stima
Tenore di vita durante la convivenzaPiù alto era il tenore di vita della famiglia, più alto è il costo mensile stimato del figlio preso come base di calcolo.
Esigenze attuali del figlioEtà, scuola, salute e attività extra-scolastiche fanno aumentare o diminuire il costo mensile di riferimento.
Risorse economiche dei genitoriL'assegno si ripartisce in proporzione ai redditi netti dei due genitori: chi guadagna di più contribuisce in misura maggiore.
Tempo di permanenza con ciascun genitorePiù tempo un genitore passa con il figlio, più sostiene già spese "in natura" (vitto, alloggio): l'assegno si riduce di conseguenza.
Valenza economica dei compiti di curaIl lavoro di cura domestica svolto da un genitore (non solo il reddito monetario) viene considerato come un contributo equivalente.

Accordo tra le parti o decisione del giudice: cosa cambia

Nella maggior parte dei casi (separazione o divorzio consensuale, o negoziazione assistita) sono i genitori stessi, con l'assistenza dei rispettivi avvocati, a concordare l'importo dell'assegno. Il Tribunale, in fase di omologa, verifica solo che l'accordo non sia manifestamente contrario all'interesse dei figli minori — non ricalcola l'importo da zero, salvo squilibri evidenti.

Quando invece i genitori non trovano un accordo (separazione o divorzio giudiziale), è il giudice a fissare l'importo, basandosi sulla documentazione reddituale e patrimoniale depositata da entrambe le parti (dichiarazioni dei redditi, buste paga, estratti conto) e sui criteri dell'art. 337-ter c.c. In questi casi la stima può richiedere più tempo e, spesso, una perizia o un accertamento più approfondito della reale capacità economica di ciascun genitore.

In entrambi i casi, l'importo non è definitivo: può essere rivisto in seguito se cambiano in modo significativo le condizioni economiche di uno dei genitori o le esigenze dei figli, con un ricorso per modifica delle condizioni di separazione o divorzio.

Due esempi pratici

Figli con te, redditi diversi. Un figlio vive prevalentemente con te. Il tuo reddito netto è 1.300 € al mese, quello dell'altro genitore 2.600 €: il doppio del tuo. Partendo da un costo mensile stimato del figlio di circa 600 €, l'altro genitore — che guadagna due terzi del reddito familiare complessivo — ne copre in proporzione circa 400 €, ridotti per il tempo che comunque trascorre con il figlio nei weekend e nelle vacanze: il risultato è un assegno indicativo nell'ordine di 300-350 € al mese a suo carico.

Affido paritetico, redditi simili. Due figli, affido paritetico 50/50, redditi netti entrambi intorno ai 2.000 € al mese. Il costo mensile stimato per due figli sale a circa 1.020 € (per effetto dell'economia di scala tra fratelli), ma con redditi quasi identici la quota teorica a carico di ciascun genitore è pressoché la stessa quota di tempo già coperta direttamente: il contributo mensile netto da un genitore all'altro si avvicina quindi a zero, con le spese correnti gestite ciascuno nei propri periodi di permanenza.

Sono esempi numerici costruiti per illustrare il meccanismo di calcolo, non casi reali: l'importo effettivo dipende sempre dalla documentazione reddituale e patrimoniale depositata e dalle prassi del Tribunale competente.

Domande Frequenti

Come si calcola il mantenimento dei figli?

Non esiste una formula fissa prevista dalla legge: l'art. 337-ter c.c. indica i criteri che il giudice deve considerare — tenore di vita durante la convivenza, esigenze attuali del figlio, tempi di permanenza con ciascun genitore, risorse economiche di entrambi e valenza economica del lavoro di cura svolto da ciascuno. In pratica si parte da un costo mensile stimato del figlio e si ripartisce tra i genitori in proporzione al reddito, correggendo poi in base al tempo che ciascuno passa con lui. Questo calcolatore applica questo stesso schema per darti un'indicazione, non una cifra legalmente vincolante.

Chi paga il mantenimento se l'affido è congiunto?

L'affido congiunto (la regola generale oggi in Italia) riguarda la responsabilità genitoriale, non automaticamente l'obbligo economico: anche con affido congiunto, se i figli vivono prevalentemente con un genitore (il collocatario), l'altro versa comunque un assegno di mantenimento, perché il collocatario sostiene già le spese quotidiane in via diretta. Solo in caso di affido paritetico vero e proprio, con tempi di permanenza realmente equivalenti e redditi simili, l'assegno può essere molto basso o azzerato, con spese dirette gestite da ciascun genitore nei propri periodi.

Il mantenimento cambia se cambia il reddito?

Sì. L'assegno di mantenimento non è definitivo: se la situazione economica di un genitore cambia in modo significativo (perdita del lavoro, nuova occupazione, malattia), è possibile chiedere al Tribunale la revisione dell'importo con un ricorso per modifica delle condizioni di separazione o divorzio, allegando la documentazione che prova il cambiamento. Lo stesso vale se cambiano le esigenze del figlio, ad esempio per l'inizio dell'università.

Cosa sono le spese straordinarie?

Sono le spese non ricorrenti e non incluse nell'assegno mensile ordinario: cure dentistiche o mediche non coperte dal SSN, libri scolastici, attività sportive o corsi extra, gite scolastiche, interventi chirurgici. Di norma vengono ripartite al 50% tra i genitori, o in proporzione ai rispettivi redditi se così stabilito nell'accordo o nella sentenza. La Cassazione ha chiarito che le spese straordinarie non concordate preventivamente non sono sempre rimborsabili: per questo è utile allegare all'accordo un protocollo che elenca categorie e soglie.

Posso calcolare il mantenimento senza avvocato?

Puoi farti un'idea di massima con uno strumento come questo, ma l'importo definitivo — sia in un accordo consensuale sia in una decisione giudiziale — dipende da una valutazione complessiva che tiene conto di documenti (redditi, patrimonio, spese) e delle prassi del Tribunale competente, che possono variare sensibilmente da una città all'altra. Un avvocato di famiglia verifica la tua situazione specifica e ti assiste sia nella negoziazione che, se necessario, in giudizio.

Il mantenimento dei figli maggiorenni funziona diversamente?

Il mantenimento non cessa automaticamente al compimento dei 18 anni: continua finché il figlio non raggiunge l'indipendenza economica, ad esempio perché studia, è disoccupato senza colpa o cerca lavoro senza successo. Con i figli maggiorenni, però, il versamento è spesso disposto direttamente in favore del figlio stesso (se richiesto) invece che al genitore collocatario, e il giudice valuta con più rigore l'effettivo impegno del figlio negli studi o nella ricerca di lavoro.

Cosa succede se il genitore obbligato non paga il mantenimento?

Il mancato versamento dell'assegno di mantenimento è un inadempimento che si può far valere in diversi modi: il titolo (sentenza o accordo omologato) consente il pignoramento di stipendio, pensione o conto corrente senza bisogno di un nuovo giudizio; è possibile chiedere al datore di lavoro del genitore inadempiente il versamento diretto di una quota dello stipendio; e, nei casi più gravi e reiterati, il mancato pagamento può configurare il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570-bis c.p.), perseguibile con una denuncia. Prima di arrivare a questi strumenti, spesso un avvocato riesce a risolvere la situazione con una diffida formale.

Il mantenimento ordinario copre anche le spese scolastiche e sanitarie?

L'assegno di mantenimento mensile ordinario è pensato per coprire le spese correnti e prevedibili: vitto, alloggio, abbigliamento, utenze e la quota di spese scolastiche ricorrenti (mensa, trasporto, materiale di base). Le spese scolastiche e sanitarie straordinarie — non ricorrenti o non prevedibili in anticipo, come un intervento chirurgico, l'apparecchio dentale, un corso di recupero o un viaggio di istruzione — restano invece fuori dall'assegno ordinario e si aggiungono separatamente, di norma ripartite al 50% tra i genitori salvo diverso accordo o diversa indicazione del Tribunale.

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